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CAINA’
(DIRECTED BY GENNARO RIGHELLI), 1922
Music composed and performed by Mario Mariani (piano)



N.B. The piano used is a Steinway Model "O" 1906
The film certainly represents a milestone in the Italian film industry as it is the first movie ever shot in Sardinia. Although thought to have gone lost for decades, it was found in 1992 in Prague with Czech subtitles and restored by the Cineteca di Bologna; being quite familiar with this kind of projects, I was contacted to write original music for it.
The plot is simple but astonishingly modern considering the times and the setting (I’d just like to mention that Sardinia was almost totally rural before the Second World War): a young, strong-willed girl called Cainà (hence the title), tired of the small village life and its narrow-minded mentality, decides to leave the island and secretely boards a ship directed to Italy (or "The Continent", as people from Sardinia commonly call it) and hides in the hold. Her escape will unfortunately end fairly soon when the captain finds her. Meanwhile Cainà’s father, in an attempt to find his escaping daughter, will find his death in a storm. Once on mainland, Cainà is offered accommodation at the captain’s house and soon will have to face the sad reality: she is a young woman on the run and as such she is not accepted by the captain’s family, she is obstracised and finally driven to leave. Back to Sardinia, Cainà will discover that her attempt to improve her life has only won her the anger and resentment of the "betrayed" village; finally she will be murdered by her lover, Agostineddu , driven insane by her absence. The movie closes with Cainà’s body on the rocks, washed by the waves, the same sea which once represented her pathway to "real" life.
CAINA’, l’isola e il committente 

Quando mi è stato chiesto di scegliere (e musicare) un film muto per il Fano Film Festival, ho pensato a “Cainà - L’Isola e il Continente” di Gennaro Righelli.
Mi piaceva l’idea di un film italiano, distante, non solo geograficamente, dai soliti seppur bellissimi lavori di Lang, Murnau, Wiene.
Mi piaceva che fosse un dramma. La maggior parte dei film muti lo era. Spesso riguardavano argomenti biblici, mitologici o storici, pubblicizzati decantando soprattutto i metri di pellicola impiegati.

Con tante facce (dei personaggi) e un’introspezione psicologica tipica del cinema muto, Cainà è il primo film mai girato in Sardegna, realizzato, a parte gli interpreti principali, con comparse ed attori non professionisti. Considerato perduto, menzionato unicamente nei manuali di cinema tra la filmografia del già citato Righelli, torna improvvisamente alla luce. E lo fa nel 1992, a Praga. Per un breve tempo corre il rischio di (mi si perdoni la facezia) passare per un film muto e ceco (avendo titoli e didascalie nella lingua di Smetana). Poi viene tradotto, restaurato e restituito.
Diventa patrimonio importante per il cinema italiano, fondamentale per la cultura sarda.

La storia: Cainà, fiera popolana, amata invano da Agostineddu, pastore sardo, sogna di lasciare la Sardegna. L’occasione si presenta in una nave proveniente dalla Corsica, che presto farà vela verso il continente. Cainà vi si imbarca, nascondendosi nella stiva. Durante una spaventosa tempesta, il capitano della nave si accorgerà di lei, e dopo un comprensibile stupore iniziale, tenterà di sedurla. Giunti in continente, Cainà verrà accolta in modo ostile dalla di lui famiglia, e presto fuggirà. Al suo ritorno in Sardegna eventi luttuosi hanno segnato la vita al villaggio: il padre, morto, colpito da un fulmine, uscito a cercarla durante la tempesta; il viso della madre contratto in una smorfia di dolore; Agostineddu è impazzito. Rifiutata e allontanata dalla comunità, Cainà troverà la morte, colpita da un sasso, lanciato da Agostineddu e le onde lambiranno il suo corpo esanime, riverso sulle rocce.

E ora la musica. Che dire? La prima parte del film mostra tutti i personaggi in maniera consequenziale e didascalica.
Ho affidato una sorta di leit-motiv ad ognuno di essi. Il tema (musicale) di Cainà si basa su una nota ribattuta, reiterata, come reiterata è la sua voglia di fuggire da tutto, che si scontra, claustrofobicamente, con la piccola realtà del villaggio, che a lei non piace.
Poi il film cambia ritmo, più libero, in cui ci saranno parti improvvisative, pur all’interno della (necessaria?) “griglia compositiva” che segue il corso delle immagini.
Evitando di inserire tipiche melodie sarde, preferendo piuttosto il loro archetipo, ho cercato di rendere maggiormente l’aspetto “psicologico” che non quello meramente descrittivo.

Fuggire, fuga (anche in senso musicale). Dall’alba dell’uomo è stata la prima reazione di fronte al pericolo. Forse vi è stato un periodo in cui la fuga era prettamente geografica. Poi si è fatta interna, interiore. Fuggire, comunque.
E la cosa può risultare difficile, se, dall’altra parte, non c’è nessuno che insegue.


Mario Mariani
articolo apparso sul Catalogo del Fano Film Festival 2001