Il parlatore eterno (2006)

  • Organico: baritono e sette pianoforti
  • Data di pubblicazione: 2006
  • Durata: 30 min
  • Prima esecuzione: 28 giugno 2006, Teatro della Fortuna, Fano, Italia
  • Commissione di: Rassegna Lirica Torelliana, Fano
  • Interpreti: Bruno Taddia (baritono); pianisti: Mario Mariani, Mario Totaro, Andrea Corazziari, Ramzi El-Hakim, Franca Moschini, Stefano Spinetti, Carlo Morganti; regia: Francesco Calcagnini

Note del compositore:

L’ispirazione principale per questa particolare riscrittura dell’opera omonima di Ponchielli è nata dall’interpretazione letterale del titolo. “Parlatore”: colui che parla. Lelio Cinguetta, un “logorroico solipsistico”, che parla incessantemente, totalmente indifferente all’ascoltatore, avendo solo se stesso come riferimento. “Eterno”: senza tempo, oltre il tempo. Qui ci riferiamo all’ultimo sopravvissuto dell’umanità che, eternamente (come in una sorta di “presente eterno”), racconta e ri-racconta giorno dopo giorno la stessa storia della sua amata: Susetta, creata dalla sua stessa mente. Un film in cui è protagonista, regista e suo stesso pubblico.
Quindi come tradurre queste “coordinate” in musica?
Ho lasciato il libretto originale di Ghislanzoni quasi intatto così come la linea melodica di Ponchielli, poi ho eliminato tutta l’armonizzazione, i cantanti, il coro e l’orchestra.
Il risultato è stato scegliere lo strumento solista/solipistico per eccellenza, il pianoforte, e moltiplicarlo – come l’ego ipertrofico del protagonista – per sette.
Questo ensemble giocoso è uno sfondo ideale per la follia del protagonista, spesso sottolineando la sua mancanza di pensieri originali con l’uso di citazioni musicali, diventate molto importanti per il processo compositivo. Per esempio, il leitmotiv di “Tristan und Isolde” di Wagner, brevemente citato in sezioni musicali, sorprendentemente sovrapposto per diverse battute; la Sonata pre-dodecafonica op. 1 di Alban Berg, citata per 10 battute, e lo Scherzo della II sinfonia di Mahler. Il tema completo di Innocent when you dream di Tom Waits è stato interamente “sovrapposto” alla musica originale di Ponchielli poco prima della cadenza solistica.
Oltre alla grande quantità di timbri musicali che sette pianoforti possono produrre suonando “sulla tastiera”, ci sono molti elementi caratteristici spesso “familiari” al pubblico della musica contemporanea, come suonare sulle corde con plettri, usando oggetti insoliti come uno shaker da cappuccino, una frusta e molti strumenti giocattolo, prestando particolare attenzione agli elementi ritmici e percussivi.

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